Circolo di dialogo


Ogni mazzo ha una profondità diversa: inizia dal livello che senti più adatto al momento del gruppo.
Fuori dagli schermi, dentro la realtà.
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Il circolo di dialogo è una delle attività spontanee dei Ritrovi Urbani: qualche persona intorno a un tavolo, una domanda alla volta e tutto il tempo che serve per ascoltarsi davvero.
Ci si siede in cerchio, anche tra persone che si sono conosciute da mezz'ora, e si lascia che una domanda faccia il lavoro che di solito affidiamo al caso, cioè aprire uno spiraglio sulla vita di chi ci sta di fronte. Chi se la sente risponde, gli altri ascoltano senza interrompere e senza correggere, e quando tutti hanno avuto il loro spazio la conversazione può allargarsi oppure lasciare il posto alla domanda successiva.
Non ci sono risposte giuste da trovare né tesi da difendere, e nessuno deve dimostrare niente a nessuno: il circolo funziona proprio perché toglie alla conversazione l'ansia di essere brillanti e le restituisce il tempo lento dell'ascolto, quello che nelle nostre giornate piene di impegni si fa sempre più raro.
Perché il cerchio resti un posto in cui ci si sente al sicuro bastano poche regole, che conviene ricordare a voce prima di cominciare:
Il telefono fa da mazziere e da clessidra, così il gruppo può dimenticarsene e guardarsi in faccia.
Apertura per rompere il ghiaccio, Profondità per i valori e i momenti che contano, Vulnerabilità per i gruppi che hanno già costruito un po' di fiducia. Se vi conoscete poco, cominciate dal primo.
Leggetela ad alta voce. Se al gruppo non dice niente passate alla successiva: in ogni mazzo ce ne sono più di trenta.
Da cinque a trenta minuti. Poi appoggiate il telefono al centro del tavolo: la domanda resta scritta in grande, lo schermo non si spegne e il colore del mazzo si abbassa man mano che il tempo passa.
Lo schermo lampeggia e, se l'audio è acceso, suona un breve richiamo. Con Prossima si pesca un'altra domanda e il tempo riparte.
Dopo i venticinque anni, per molti di noi, spariscono una dopo l'altra le occasioni che rendevano l'amicizia quasi automatica, dalla scuola ai cortili ai pomeriggi senza programma, e ci ritroviamo in città piene di gente dove vedersi diventa una voce in agenda, un aperitivo da incastrare tra due impegni, un aggiornamento veloce in cui ci si scambiano fatti e si perdono le emozioni. La solitudine che ne nasce non è una colpa di chi la vive, è il sintomo di un modo di costruire le città e le giornate che lascia sempre meno spazio alla relazione.
Better Together è nata a Milano per restituire quello spazio. I Ritrovi Urbani sono giornate aperte in terzi luoghi della città, né casa né ufficio, dove si arriva e si va via quando si vuole, senza obblighi di consumo e senza agende fisse, e dove le attività, dal coworking allo yoga, dai giochi da tavolo ai circoli di dialogo, sono proposte dai membri per i membri, gratuite e senza ansie performative. Le relazioni hanno bisogno di prossimità e di frequenza, di ore passate insieme senza uno scopo preciso: per diventare amici stretti ne servono circa duecento, e nessun evento una tantum può sostituirle.
Per questo Better Together non si propone come un servizio ma come uno spazio, in cui la socialità sta al centro e l'attività viene dopo, e in cui ci concediamo il lusso di relazioni tremendamente inefficienti, che poi è l'unico modo in cui le relazioni sono mai esistite.
Fuori dagli schermi, dentro la realtà.
Su Instagram: @better.together.space
Fonti: Jeffrey A. Hall, «How many hours does it take to make a friend?», Journal of Social and Personal Relationships, 2018.
Better Together APS è un progetto cofinanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027.